DIESELGATE, PROBLEMI ANCHE PER FCA

DIESELGATE, PROBLEMI ANCHE PER FCA

Come un fulmine a ciel sereno, lo scorso 12 gennaio, anche la FCA si è vista travolgere, negli Stati Uniti, da quello che abbiamo imparato a conoscere come “Dieselgate”, che lo scorso anno aveva messo in ginocchio Volkswagen. Secondo le accuse dell’EPA, l’agenzia americana per la protezione ambientale, Fiat Chrysler avrebbe montato, su 104.000 modelli Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram prodotti tra il 2014 e il 2016, un software, che avrebbe consentito di eludere il Clear Air Act, la legge americana sul controllo delle emissioni. 

L’ipotesi, che ha messo in moto anche il Dipartimento di Giustizia statunitense, per la verifica di eventuali responsabilità penali, ha scosso immediatamente il titolo FCA a Wall Street, con perdite fino al 10%. Proprio nel momento in cui aveva la necessità di accreditarsi presso la nuova presidenza americana, Marchionne deve quindi affrontare questa pesante grana. L’ad di FCA si difende attaccando l’EPA, sollevando sospetti sul timing dell’esplosione della vicenda, e rimarcando le differenze con l’analoga vicenda, che ha coinvolto il colosso tedesco Volkswagen. Intanto, la vicenda sta agitando anche i rapporti tra i governi, italiano e tedesco, con il primo impegnato a difendersi dalle accuse dei tedeschi, secondo le quali le autorità italiane sapevano da mesi della vicenda FCA. La Commissione Europea ha invitato i due paesi a Bruxelles, per una mediazione, anche sull’ipotesi di richiamo dei modelli sotto la lente di ingrandimento, approdati nel nostro continente.

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