FCA-GM, UN MATRIMONIO POSSIBILE?

FCA-GM, UN MATRIMONIO POSSIBILE?

Nessuno squalo potrebbe mai avvicinarsi ad una balena tentando di sbranarla; nessuno, tranne lo squalo Sergio Marchionne.
La balena in questione non è un cetaceo marino, bensì il gruppo americano General Motors che ha una produzione doppia rispetto a quella del gruppo FCA, e vanta una capitalizzazione in borsa oltre quattro volte superiore rispetto al gruppo italo-americano (Ferrari esclusa). Eppure lo squalo intelligente, piccolo in dimensioni ha compreso qual è il punto debole della grande balena: l'esser fatta di tanti piccoli pezzi. Questa l'intuizione dell'AD di FCA Sergio Marchionne, che lo ha spinto a fare diverse dichiarazioni pubbliche, esplicite e non, nei confronti dell' AD di General Motors Mary Barra.

Una public company come quella di GM, dove la quota di azioni più grande posseduta da un singolo azionista supera di poco l'8%, garantirebbe un ruolo di spessore agli Agnelli e ai loro alleati. Marchionne ritiene più che sensato l'attacco alla balena americana, non solo per gli ovvi ritorni di natura economico-finanziaria, ma anche perché GM risulta più vulnerabile rispetto a tanti altri pesci medio-piccoli.

I numeri del matrimonio, auspicati da Marchionne, lasciano intravedere margini di grande spessore: 15 milioni di vetture prodotte in un anno, accompagnate da un risultato operativo lordo, combinato di circa 30 miliardi di dollari. Numeri sostenuti e confermati da diversi analisti. Da non sottovalutare anche il vantaggio enorme che potrebbe realizzarsi dalla fusione dei gruppi, e cioè la drastica riduzione di capitale necessario per la ricerca e lo sviluppo, che andrebbe ad essere svolto ovviamente in maniera congiunta. L'altra faccia della medaglia però significherebbe imporre uno stop di almeno 18 mesi nello sviluppo di nuovi modelli, al fine di garantire un ottimale processo di integrazione delle procedure. Una pausa questa che nel mercato attuale potrebbe avere risultati molto negativi.

Da prendere in esame è anche l'effettiva redistribuzione dei vantaggi derivanti dalla fusione. La valutazione è molto semplice: con una fusione di tale portata, quale sarebbe il destino di tutte le concessionarie, dei fornitori, e di tutti coloro che svolgono attività di back-office? E' ovvio ipotizzare una normale razionalizzazione di tutto l'indotto. Tale razionalizzazione potrebbe essere il giusto prezzo da pagare per un progetto così ambizioso? 
La risposta varia a seconda della prospettiva analizzata.

Per il gruppo FCA è ovvio che la risposta è positiva per almeno 4 ragioni: in primis c'è la necessità di reperire piattaforme sempre più moderne, potrebbe inglobare progetti relativi ai motori ibridi non avviati in casa propria mentre già a buon punto in casa GM, potrebbe sfruttare gli sviluppi motoristici relativi ai motori 3 cilindri turbo non ancora studiati,  e infine avrebbe la possibilità di assumere finalmente un ruolo di spessore nel mercato asiatico. 
In ottica GM, il vantaggio potrebbe essere sicuramente legato alla politica che gli stessi manager della casa di Detroit stanno attuando, cioè passare dall'essere i più grandi, all'essere i più profittevoli. Ed è per questo che dal 2009 stanno portando avanti una grande campagna di risanamento.

C'è sicuramente ancora tanto da discutere. Vedremo nei prossimi mesi quali novità ci attendono.

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